ANDREA PARODI – Soldati

Abbiamo atteso 5 anni ma credo che l’attesa sia valsa la pena perchè quello che ora ho in mano è un disco splendido. Soldati, Andrea lo pensò 5 anni fa come un concept album, che si dipana attraverso 16 storie che raccontano che l’essere soldati non ti permette di essere libero fino in fondo. I testi sono belli, gli ospiti illustri, gli arrangiamenti curati e la musica è bellissima, un travaglio molto lungo che ha portato frutti rigolgliosi ma partiamo dal digipack… Completamente realizzato con carta riciclata Cyclus il digipack è bello al tatto ed all’olfatto ed il booklet è veramente bello ricco di immagini suggestive e con tutti i testi delle canzoni. La musica è a cavallo tra il messico e Cantù, con tutto ciò che sta nel mezzo, da Dave Alvin a De Andrè per arrivare, non a caso a Claudio lOlli. I testi come sempre raccontano storie, emozioni e sensazioni vere, e si fondono mirabilmente con le melodie che sono capaci di rapire la mente e per alcuni istanti farti entrare come protagonista delle storie raccontate da andrea, immaginandone i luoghi, gli odori e le emozioni. Il disco è stato prodotto da Bocephus King che con la sua chitarra e ad al basso di Michael Perry compare in molte delle canzoni di Soldati. Pane arance e fortuna è una semplice song che sta proprio bene in apertura di disco, viene aperta da un Hammond che ricorre per tutto il brano ed impreziosita dalla Voce di Jono Manson. Fiume solitario è una storia delle nostre parti giocata su sonorità al confine tra il Messico e la Toscana, evocativa e straordinariamente intensa. Per non sentirsi soli è tra le cose più belle del disco, Guest star è Claudio Lolli, il sax è quello di Bob Mitchell’ il testo è stampato sopra la foto dell’indimenticato Paolo Sollier che alza il pugno sinistro al cielo con la maglia del perugia, la canzone è meravigliosa e ti lascia completamente in apnea per 3’e 45″ e poi alla fine finisci con il riascoltarla e ancora e ancora fino all’infinito… Capolavoro! Sussurri e grida un po’ De Andrè un po’ Dave Alvin a raccontare una storia del fronte narrata sul filo della fisarmonica di Flaviano Braga piena di malinconia e di citazioni come quella finale di Ungaretti con la sua Soldati! In Quando Maria non c’era c’è molto r’n’r e molto sixteen, scanzonata e irriverente, un gradevole intermezzo nella scaletta del disco che prosegue con l’altro piccolo capolavoro, Rosa una grande ballata cantata in tante lingue da tante voci tra le quali Massimiliano Larocca e Bocephus King, anche quì siamo musicalmente parlando sulla sponda del Rio Grande, contestualmente su quella del Po, canzone indimenticabile. Ragazzo padre è molto Brit Pop, la voce di Andrea è più profonda e la costruzione è sempre quella della ballata coinvolgente ed estremamente canticchiabile, sicuramente contagiosa. Siamo al clou del disco, Tania la Guerrigliera è una canzone scritta da Suni Paz che andrea è andato a cercare a Los Angeles dove, abbandonata la musica faceva l’insegnante, la canzone è dedicata a Tania che è famosa nel mondo per essere stata l’unica donna della spedizione boliviana guidata dal Che. Tania (che suona chitarra, fisarmonica e pianoforte) va in avanscoperta accreditata dal ministero della cultura come ricercatrice del folklore in in Bolivia per ricercare informazioni per il Che. Tania viene uccisa in una imboscata mentre guada il Rio Grande: aveva solo 29 anni, è lei la donna in copertina con il basco. La canzone è stupenda, piano, tromba e percussioni ed emozioni cubane per la perla musicale del disco. Lolita di New Orleans apre la seconda parte in maniera apparentemente scanzonata dal punto di vista musicale che nasconde una profonda liricità così come Anna, una grande, intensa ballata di altri tempi, lenta ed avvolgente dal testo stile “noir” ambientato sulle strade di Milano. Luigi Grechi apre Formia ha Gaeta ma Gaeta Formia non ha è giocosa sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi, anche quì la storia è quella di altri tempi, di quelle che ti immagini descritte con foto virate seppia e che Andrea racconta in maniera sbilenca attraverso istantanee che colpiscono l’immaginazione di chi ascolta lasciando quel senso di nostalgia al termine. Hotel Est è una languida canzone che racconta una stora di quelle estive della durata di una, al massimo due settimane, la cosa straordinaria è che sembra di sentire davvero il vento che soffia e l’odore di acqua salmastra che riempie i polmoni e ti fa faticare a respirare. Andrea ha detto di avere pronto un disco di Murder Ballads e questa Scavando la mia fossa sembra un gustoso antipasto del disco in divenire, un bell’intreccio a TRE voci, quella di Andrea insieme a Laura Fedele e Luca Ghielmetti rende il tutto molto più succulente. Pressapoco trentanni è una ballata lenta, cupa ed evocativa recitata dalla voce di Andrea che ci sussurra una storia che ti lascia nudo, una storia che non ti lascia scampo una storia amara che ti fa capire che il tempo passa e cancella tutto, tranne i ricordi. Tresenda ’43 è un quadro reale dell’epoca del fascismo che Andrea ha tradotto in canzone traendo spunto da un racconto della nonna, una delle canzoni che più mi è piaciuta nonostante la sua brevità ma è proprio bella e racconta bene di un periodo buio della storia d’Italia attraverso semplici pennellate di vita. Il disco termina con una dedica, Nonno dolce e tenera ballata per una persona che ha fatto la guerra davvero, quei suoi occhi belli che hanno visto il fronte e lui come tutti i protagonisti delle canzoni di questo disco sono chi per un verso, chi per l’altro… soldati. Vorrei che questo disco riuscisse a passare sulle radio di flusso per far capire a chi non ha strumenti per accorgersene che la canzone italiana non è quella plastificata di Cristicchi o quella rindondante di Vasco Rossi o Laura Pausini, sono quelli come Andrea Parodi a tenere ancora alto il nome della nostra musica, diamo loro una possibilità per essere ascoltati, insorgiamo contro la marmellata dolciastra che ci propinano le radio di flusso e le grandi etichette discografice, esigiamo la qualità, le nostre orecchie sono abituate a tenere la radio in sottofondo senza neanche distinguere la differenza tra una canzone all’altra, perchè non c’è, sono tutte uguali farcite di testi inutili ed idioti. COMPRATE DUE COPIE DI SOLDATI, UNA LA TENETE, UNA LA REGALATE, FA BENE A VOI FA BENE A CHI LA RICEVE, FA BENE A TUTTI.

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